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mar 292015
 

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“Facit ‘e brav”. Il benvenuto in napoletano ai ragazzi delle scuole superiori campane coinvolti nel progetto “Piccolo Atlante della corruzione” lo dà il cantautore Maldestro, quasi trentenne che potrebbe essere un loro fratello maggiore. Lui che in realtà si chiama Antonio e ha un cognome ingombrante da portare sulle spalle: è il figlio del boss Tommaso Prestieri, ma ha scelto la strada della legalità e da anni è impegnato in campagne di sensibilizzazione dei giovani per sconfiggere la criminalità organizzata attraverso la cultura e le azioni quotidiane. Trecento studenti affollano l’aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “Sannino-Petriccione” a Ponticelli, quartiere dell’hinterland dove la presenza della camorra si fa sentire. Faide, spari, minacce: l’ultima esecuzione in strada una settimana fa.

Non è facile portare avanti un laboratorio anticorruzione sul territorio in contesti sociali difficili, ma proprio per questo è importante lavorare sul campo soprattutto lì dove il nemico è più forte: per rendere i ragazzi coscienti protagonisti del cambiamento, facendo toccare loro con mano una realtà che troppi “grandi” non vogliono vedere, girando la testa dall’altra parte o dicendo che le cose sono sempre andate così, rassegnandosi alla sopraffazione che giorno per giorno spegne la speranza di poter avere un futuro migliore, o anche solo un futuro. Il progetto ideato e promosso da Beatrice Ravaglioli del circolo “Libertà e Giustizia” di Roma – in collaborazione con Repubblica.it – dopo il Lazio e la Lombardia approda in Campania, proprio nel giorno dellamaxioperazione contro il clan dei Casalesi.

Una mattinata d’incontro con i coordinatori del laboratorio anticorruzione per illustrare il cronoprogramma delle prossime tappe agli studenti dei cinque istituti superiori interessati  dal progetto (l’Itis Giordani-Striano, il classico Antonio Genovesi e lo scientifico Renato Caccioppoli di Napoli; il classico/scientifico Amaldi-Nievo di Santa Maria Capua Vetere e l’Istituto di Istruzione Superiore Enzo Ferrari di Castellammare di Stabia). Un percorso che si concluderà alla fine dell’anno scolastico con la stesura del “Piccolo Atlante della corruzione”: una pubblicazione – realizzata con il sostegno del Miur, in collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) e l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) – per mappare la percezione e la realtà del fenomeno nei territori accanto alle scuole attraverso i questionari messi a punto dal professor Alberto Vannucci, politologo e direttore del Master anticorruzione dell’Università di Pisa.

Questa mattina in cattedra ci sono il commissario dell’Anac Francesco Merloni, il sostituto procuratore presso la procura di Napoli Catello Maresca, ma soprattutto le domande dei ragazzi seduti in platea: “Stiamo seguendo l’iter parlamentare anticorruzione: ma in questo Parlamento che ha corrotti e indagati com’è possibile che passi questa legge?”, si chiede Emanuele della III B del Giordani-Striano. Linda della IV A del Ferrari domanda: “Debito pubblico e aumento della corruzione viaggiano insieme?”. Un altro interrogativo dei ragazzi riempie l’aula magna: “La denuncia è un atto fondamentale: ma ci sono garanzie e tutele per chi denuncia?”.

Dopo aver ascoltato la testimonianza di Federica Angeli – cronista di nera e giudiziaria per Repubblica finita sotto scorta per aver fatto fino in fondo il suo mestiere, senza avere paura di fare nomi e cognomi – un ragazzo domanda: “Nel caso della giornalista che coraggiosamente ha denunciato una realtà che si conosceva da anni è giusto che la conseguenza siano state altre minacce e intimidazioni? Lo Stato le è accanto?”. Un’altra voce: “Per noi l’etica è qualcosa di personale. Ma noi giovani abbiamo persone che credono in noi? Come possiamo far capire che ci crediamo davvero nella legalità?”.

Le antiche tragedie greche danno spunti per riflettere sull’attualità: “L’Antigone di Sofocle ci viene fatta studiare quando si parla di legalità perché la protagonista pone la domanda se è giusto seguire le leggi dello Stato o quelle dell’etica. Se lo Stato ci pone di fronte a leggi ad personam, è ciò che è bene a dover essere legge o è ciò che è legge a dover essere bene?”. Il prossimo appuntamento del laboratorio per la legalità in Campania ci sarà a fine aprile, con un workshop – a cura del collega della redazione di Repubblica NapoliDario Del Porto – su un caso di corruzione emerso nel territorio di ciascuna scuola coinvolta nel progetto. Il “Piccolo Atlante della corruzione” comincia a prendere forma e lo stanno disegnando gli studenti: con le loro domande, con la loro voglia di ottenere delle risposte.

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